Il Museo della Scienza e della Tecnica

1931 : un progetto per un Museo delle industrie

Nel 1931 l’Ing. Guido Ucelli presentava ai soci la necessità di istituire a Milano un Museo delle Industrie seguendo gli esempi virtuosi di altre città europee come Londra e Berlino. Lo scopo che si era prefissato questa istituzione era quello di istruire i lavoratori, gli studenti, e il “popolo tutto” nonché aumentare l’interesse per i progressi tecnologici. Per riuscire nell’ambizioso scopo di arricchire la conoscenza tecnica della popolazione, venne proposto di esporre anche modelli tridimensionali di motori e altre apparecchiature, capaci di illustrare efficacemente il funzionamento. Nel 1931 era ancora prematuro parlare di una sede per questo museo, tuttavia l’Ing. Camillo Cerruti aveva proposto il Castello Sforzesco, dal momento che era già sede di altre esposizioni. Un’alternativa era stata individuata nell’area della Città degli Studi, ma questa proposta era stata giudicata inadeguata perché si temeva che tale posizione potesse penalizzare l’afflusso del pubblico. I criteri per l’assegnazione della sede ideale erano sostanzialmente due: i locali dovevano essere una concessione gratuita e non dovevano esserci limiti di spazio a disposizione così che si potessero prevedere degli ampliamenti successivi. Già nel 1931 era chiaro quale fosse il valore aggiunto del museo rispetto ai suoi simili europei. L’Ing. Cerruti aveva affermato che tra tutte le varie testimonianze di progresso, il Museo delle Industrie doveva esporre anche la raccolta delle macchine descritte da Leonardo da Vinci nel suo Codice Atlantico.

Allegato al bollettino settimanale n. 6, 17 febbraio 1931

“E’ superfluo rilevare i vantaggi immensi che un’istituzione del genere assicurerà al nostro paese per la elevazione della media cultura, per l’istruzione delle masse lavoratrici, degli studenti, del popolo tutto: attraverso la tangibile dimostrazione, attraverso la evidenza delle applicazioni, si renderanno concetti scientifici che l’insegnamento ed i libri a stento possono volgarizzare; si diffonderà, come si è verificato nei paesi che ci hanno preceduto in queste realizzazioni , l’interesse per le conquiste della tecnica, per i perfezionamenti delle industrie; si darà un pratico contributo di grande valore alla formazione dell’auspicata coscienza tecnica del paese, presupposto indispensabile di ogni progresso civile come della moderna potenza militare. (…). Per quanto riguarda l’ubicazione del Museo, la questione è prematura; non è ancora stata fatta alcuna concreta discussione in merito; dall’altra parte si dovrebbe poter sperare in una concessione gratuita dell’area come fu fatto per il Museo di Monaco. Si è parlato di un’area alla Città degli Studi, ma l’On. Motta ha fatto presente che la località è molto eccentrica e non sarebbe molto giovevole al fine dell’Istituzione: ciò collima con l’idea espressa dal nostro collega Ing. Cerruti, perché effettivamente bisogna preoccuparsi che questo museo non costituisca come tanti altri una raccolta anche interessante ma disertata dal pubblico. (…). Passando ad un altro ordine di idee, credo che una cosa potrebbe rendere sommamente interessante il Museo di Milano in confronto dei grandi musei stranieri di Londra e Monaco, sarebbe la raccolta in forma di materiale delle macchine descritte da Leonardo nel suo Codice Atlantico. Come si comprende subito, si tratta di una raccolta che non esiste in nessun posto e che potrebbe formare un nucleo di grande interesse per tutte le industrie. (Applausi)”

Guido Ucelli

Guido Ucelli nasce a Piacenza nel 1885 da una famiglia piuttosto agiata. Una volta terminati gli studi liceali si trasferisce a Milano per studiare Ingegneria elettrotecnica al Politecnico. Dopo la laurea comincia a lavorare per le officine Riva, dove diventerà sovrintendente alla sezione delle pompe idrauliche, che insieme alle turbine sono i prodotti di punta della produzione della ditta. Nel marzo del 1914 sposa Carla Tosi e poco tempo dopo assume la direzione delle Officine Riva. Durante la prima guerra mondiale, Ucelli riesce a mettere l’azienda al sicuro e s’impegna in una riorganizzazione produttiva e nello sviluppo di un buon welfare aziendale. Nel secondo dopoguerra, Ucelli si dedicò alla realizzazione del suo sogno al quale aveva cominciato a lavorare fin dagli anni 30. Voleva infatti creare un grande museo della scienza e della tecnica che potesse essere un centro attivo di divulgazione di una cultura tecnico scientifica che ancora non era molto diffusa in Italia. Nel 1945 il Comune di Milano avrebbe concesso i locali del convento di San Vittore che era stato gravemente danneggiato durante i bombardamenti e otto anni più tardi il museo venne inaugurato. L’inaugurazione si sarebbe tenuta ben sette anni più tardi.

Guido Ucelli in ufficio

Guido Ucelli ritratto alla scrivania, presumibilmente presso gli uffici della Società Anonima costruzioni meccaniche Riva di Milano. In: Archivio Carla e Guido Ucelli, fondo fotografico, b. Famiglia Ucelli, f. Ritratti Guido Ucelli.

Guido Ucelli è anche noto per essere stato l’artefice del recupero delle navi di Nemi tra il 1928 e il 1932. La società Riva, infatti, aveva messo a disposizione gratuitamente delle macchine idrovore per abbassare il lago e poter ammirare le navi e gli antichi scavi sul fondo del lago di Nemi. Successivamenti i ritrovamenti furono conservati nel Museo delle navi romane di Nemi costruito sulle rive del lago che però fu distrutto durante la seconda guerra mondiale. Per questa impresa, nel luglio 1942 aveva ricevuto dal Re Vittorio Emanuele III, il titolo nobiliare e il predicato “di Nemi”.

Una visione internazionale

Subito dopo la fine della seconda guerra mondiale, l ’Ing. Guido Ucelli (1885-1964) diresse i suoi sforzi nella costituzione di un Museo dell’Industria. Fino a quel momento diverse questioni, tra cui la sede, ne avevano rallentato la realizzazione. Nel 1948, Ucelli partecipa all’ ICOM (International Council of Museums) a Parigi del quale riporta le idee fondanti che ispireranno anche la visione del Museo della scienza e della tecnica di Milano. In primo luogo i musei non devono avere un ruolo statico, cioè non si devono occupare solo di conservare oggetti, ma devono svolgere un ruolo sociale. Questa dinamicità si esprime anche nella collaborazione tra musei stessi che devono costituire una rete di scambio di beni e risorse.

Per quanto riguarda l’allestimento, è molto importante che sia reso accattivante con luci o altri dispositivi architettonici in modo tale che il contenuto degli ambienti ne venga valorizzato. Gli studiosi e gli esperti, inoltre, dovevano avere spazio per divulgare le proprie ricerche e approfondimenti nel corso di eventi dedicati. Le pubblicazioni diventavano importanti veicoli di divulgazione. La Divulgazione era uno degli obiettivi principali del museo e che si declinava su due livelli. Da una parte con le pubblicazioni scientifiche e le conferenze si poteva raggiungere un’“élite”, dall’altra l’attività del Museo doveva invece servire ad “Educare i giovani e le masse”. La formazione era al centro della visione per un museo moderno ed internazionale, e favoriva il progresso scientifico ed industriale. La costituzione del Museo della Scienza e della tecnica era stata vista con molto interesse anche all’estero anche in virtù del fatto che il problema della sede era in via di risoluzione. Grazie alla compartecipazione di vari enti il luogo che accoglierà il museo è stato individuato nell’ex Caserma Villata, già ex Monastero di San Vittore.

15 febbraio 1953: L’inaugurazione e la prima fase

Il 15 febbraio del 1953 il Museo della scienza e della tecnica viene inaugurato alla presenza del Presidente del consiglio Alcide De Gasperi. I chiostri dove ha sede il museo erano stati restaurati sotto l’occhio attento di Piero Portaluppi. Qualche settimana prima dell’inaugurazione, i soci rotariani avevano avuto la possibilità di visitarli e ne erano rimasti talmente colpiti da aver evocato un “miracolo a Milano”, miracolo che si era ripetuto alla visita alla Mostra della scienza e della tecnica di Leonardo da Vinci che costituiva la prima fase di un’esposizione che sarebbe cresciuta costantemente negli anni. Questi miracoli sono il frutto della “fede incrollabile” di Guido Ucelli che con il suo personale impegno, “ha trionfato su tutte le difficoltà, generate dall’indifferenza e dall’incomprensione di molti”. La Mostra Leonardesca era stata realizzata con la collaborazione dell’Ing. Carlo Rossi, per quello che riguarda l’anatomia e la fisiologia di Leonardo, mentre Ardito Desio aveva curato la sezione di geologia e geografia.

 

Riconoscimenti e ringraziamenti

Nel mese di dicembre del 1953 Guido Ucelli riceve a Palazzo Marino la medaglia di “Onore al merito”, che l’ingegnere dichiara di voler condividere con sua moglie, Carla Tosi Ucelli che lo ha appoggiato con la sua preziosa collaborazione. Alla luce del successo Ucelli, ricorda tutte le persone che lo hanno accompagnato nella realizzazione del museo. In primo luogo Marcello Visconti di Modrone negli anni trenta era stato uno dei promotori per la Commissione per promuovere il progetto del museo. Nel corso degli anni, altri rotariani avevano contribuito a vario titolo tra i quali Ulrico Hoepli, l’Ing. Bianchi delle Ferrovie Nord, Franci per la Fiera Campionaria, Giambelli che ha favorito i lavori in qualità di assessore ai lavori pubblici.

Un Museo polifunzionale

Il Museo della scienza e della tecnica era stato concepito come un luogo dinamico che potesse servire a diverse funzioni. In questi anni il Museo cominciava ad essere un importante luogo per conferenze, congressi e incontri. Nel suo primo anno di vita il Museo aveva organizzato 34 congressi e 48 nell’anno successivo. Parte di questo successo è dovuto alla struttura efficiente delle sale del museo, che dispongono di spazi e dispositivi adatti ad accogliere gruppi numerosi ed internazionali. Era stata progettata una sala con 650 posti dotata di un sistema di traduzioni simultanee e attrezzature per proiezioni cinematografiche, diapositive e una lavagna luminosa. Oltre a questi spazi, sono disponibili le cosiddette “Sale dei passi perduti”, cioè ambulacri, gallerie e le stesse sale delle esposizioni. Un ulteriore ampliamento, sulla base di un piano regolatore progettato da Portaluppi, era pronto per nuove costruzioni per avere ulteriori disponibilità per manifestazioni varie. Giò Ponti, infine, aveva auspicato che il nuovo Museo della scienza e della tecnica di Ucelli potesse essere qualcosa che s’ispirasse all’avvenire e non alle rievocazioni storiche e che potesse quindi avere uno sguardo rivolto alla tecnica. Il Museo, per essere contemporaneo ed efficace, avrebbe dovuto avere maggior attenzione per le attività della Triennale e mostrare nei propri spazi tutto il meglio dell’Esposizione internazionale.

Bollettini

Bollettino n. 77, 13 luglio 1948

E’ stato affermato il concetto che tutti i Musei devono avere un “ruolo”, non statico ma dinamico: che non devono solo curare la conservazione delle collezioni ma assolvere il compito di una vera missione sociale.(…). E’ stata pure posta in rilievo la particolare funzione educatrice di questi Musei fonti imparziali di conoscenza in cifre e fatti, per il servizio della collettività. (…). Le conferenze e i libri scientifici sono in generale riservati a un “élite intellettuale”, le esposizioni, i musei e le attività inerenti devono servire per l’educazione dei giovani e delle masse. Il lavoratore generalmente o non impara che attraverso la visione e l’azione: occorre dunque lasciar vedere, occorre dar modo di “toccare”, di agire, di provocare i fenomeni che si vogliono far conoscere”.

Bollettino n. 304, 17 febbraio 1953

“Ed ora m’è caro rievocare Maximo gaudio la solenne cerimonia di domenica scorsa, alla quale un gran numero di voi ha assistito: l’inaugurazione della Mostra Leonardesca nei Chiostri degli Olivetani a S. Vittore, alla presenza di S. E. Il Presidente del Consiglio. Qualche settimana fa parlammo di “miracolo a Milano” quando fummo invitati a visitare quei magnifici Chiostri ripristinati al loro antico splendore dal nostro Portaluppi. E’ in questi chiostri che Ucelli ha finalmente iniziato la realizzazione del sogno che va coltivando da decenni: il Museo della scienza e della tecnica. (…) Oggi egli può ben considerarsi il vincitore di una bella battaglia e ne sta raccogliendo l’unanime consenso. Una buona percentuale , non oso definirla, del grande successo spetta alla Signora Carla (applausi). E’ una grande fortuna quella di poter contare con la intelligente e fattiva assistenza della propria compagna! (…). E’ conclusa questa nuova pagina che ben possiamo considerare per buona parte nostra; perché è gloria rotariana quella meritata da un rotariano”.

Bollettino n. 343, 8 dicembre 1953

“Ucelli: Vi ringrazio, ma come ha detto il Presidente molto giustamente, metà medaglia bisognava fosse data a mia moglie, e, aggiungo io, un altro pezzo importante al loro caro amico Portaluppi, che dal ’30 mi è vicino. E poiché si è parlato del ’30 devo anche ricordare che allora l’iniziativa è stata patrocinata da Marcello Visconti di Modrone; è stato lui che ha voluto costituire la commissione della quale purtroppo, gran parte dei componenti non è più. (…). Devo anche esprimere la mia riconoscenza a tutti i rotariani che continuamente hanno aiutato e aiutano l’iniziativa, a cominciare da Aschiemann per la Casa editrice Hoepli, che è stata di una generosità eccezionale, (…). Poi l’ing Bianchi delle ferrovie Nord, il quale darà perfino una locomotiva. Franci per la Fiera Campionaria, Giambelli che ci ha favorito come assessore ai lavori pubblici. (…)”.

Bollettino n. 388, 16 novembre 1954

“L’attrezzatura del museo per queste manifestazioni ritengo sia quanto di più moderno si possa desiderare. Una sala espressamente costruita per 650 posti, con impianto per traduzioni simultanee in cinque lingue, apparecchi per proiezioni cinematografiche e per normali diapositive: lavagna luminosa, attrezzatura che forse qualcuno di voi non conosce ancora: è modernissima, invidiata anche da parecchi americani. (…). E’ pure da considerare la possibilità di una maggiore espansione di questa attività dei congressi , perché annessa all’area del Museo vi è un grande spazio di circa 20 mila metri quadrati, già studiato da Portaluppi per un piano regolatore di nuove costruzioni con eventuali ampliamenti del Museo e quindi nuove disponibilità per manifestazioni varie”.

Nuove iniziative per il Museo della scienza e della tecnica negli anni 70

Alla fine del 1968 il Museo della scienza e della tecnica, fortemente voluto e realizzato da Guido Ucelli, si era consolidato come punto di riferimento culturale della città di Milano. L’avvocato Francesco Ogliari era diventato presidente del museo dopo il suo fondatore e si era costituita l’Associazione Amici del Museo di cui il socio Cesare Johnson era presidente. Gli scopi di questa Associazione erano: promozione del Museo e di attività finalizzate a nuove acquisizioni come nuovi cimeli, cura delle collezioni esistenti, e realizzazione di iniziative che potessero portare prestigio al museo. L’impegno dell’Associazione era anche quello di proporre uno spazio espositivo che non fosse statico ma che potesse immergere il visitatore in un’esperienza viva. In ogni sezione il pubblico poteva infatti conoscere l’evolversi delle intuizioni e delle invenzioni tecnico-scientifiche e avere una prospettiva diacronica della scienza e della tecnica. La funzione del Museo era anche quella di far uscire la scienza fuori dai libri e dalle sale e avvicinarla alla comprensione di ognuno, anche di chi non era abituato a studiare o a conoscere attraverso la lettura. Per realizzare questa visione e valorizzare questo luogo al meglio, erano state necessarie ingenti somme di denaro. Molti benefattori si erano fatti carico di questi oneri: tra i quali, l’attrice Emma Vecla che aveva finanziato la sezione degli strumenti musicali, inaugurata nel 1962. Grazie invece al contributo dei soci, il Museo era riuscito ad acquistare l’intero museo Saffa degli stabilimenti Saffa, un’ex fabbrica di fiammiferi, che venne successivamente riqualificata e adibita ad attività di utilità sociali. Per far fronte alle iniziative previste per il futuro il Presidente Johnson aveva auspicato che sempre più rotariani prendessero a cuore i progetti del Museo diventando Amici dell’Associazione.

Bollettino n.3, 16 luglio 1968

(Cesare Johnson)“Io non penso che il passato debba venire archiviato, dimenticato, considerato ostacolo al progresso. Non sono d’accordo nel ritenere l’indagine della storia dell’uomo, in qualsiasi sua manifestazione, un inutile argomento che distrae e limita il manifestarsi di nuove geniali percezioni. La cultura e in particolare la cultura scientifica sarà sempre fonte di meditazione e di ispirazione alle intuizioni”.